Ostensione del corpo di San Francesco 2026

“Vedere Francesco”: perché l’ostensione delle sue spoglie è un dono per la Chiesa

Dal 22 febbraio al 22 marzo 2026 ad Assisi accadrà qualcosa che, nei suoi otto secoli di storia, non era mai avvenuto: per la prima volta il corpo di San Francesco sarà visibile alla venerazione dei fedeli, in una ostensione pubblica e prolungata nella Basilica inferiore.

Si tratta di un “evento speciale” legato agli 800 anni dalla morte di Francesco, avvenuta nel 1226, e sarà vissuto come un grande invito a tornare al cuore del suo messaggio.

In queste righe vorrei raccontare come siamo arrivati fin qui, quali sono state le ricognizioni del corpo del Santo nel corso dei secoli e, soprattutto, perché – da cristiani – ha senso esporre le sue spoglie. Lo farò anche con uno sguardo personale, perché anch’io sarò ad Assisi, dal 16 al 19 marzo 2026, per sostare in preghiera davanti a quel corpo che ha cambiato la storia della Chiesa.

Dalla tomba nascosta alla cripta: il lungo cammino verso la luce

Dopo la morte di Francesco, il suo corpo fu sepolto dapprima nella chiesa di San Giorgio, l’attuale cappella del Crocifisso in Santa Chiara. Pochi anni dopo, nel 1230, venne solennemente traslato nella nuova Basilica costruita sul Colle dell’Inferno – divenuto poi “Colle del Paradiso” – e deposto sotto l’altare maggiore, in un luogo volutamente reso inaccessibile per evitare furti o profanazioni.

Per secoli, la tomba rimase nascosta. Si sapeva che Francesco era lì, ma nessuno ne conosceva l’ubicazione esatta. Bisognerà arrivare agli inizi dell’Ottocento, dopo le turbolenze napoleoniche, perché maturino le condizioni per cominciare una ricerca seria del corpo del Santo.

Nel 1818, il Ministro generale dei Frati Minori ottenne da papa Pio VII il permesso di avviare lo scavo sotto l’altare maggiore. Di notte, per non creare clamore tra i pellegrini, gli operai lavorarono per 52 notti in un cunicolo stretto e basso, rompendo strati di calcestruzzo antichi di secoli. La sera del 12 dicembre 1818, alle 22, finalmente apparve il sarcofago con il corpo di Francesco.

Qualche mese dopo, si iniziò a predisporre l’attuale sistemazione della tomba. Su questo momento straordinario, che sembra quasi una pagina di romanzo e invece è storia, ho scelto di soffermarmi a lungo nel mio libro “Francesco d’Assisi: L’uomo che volle cambiare il mondo”, raccontando in modo semplice e narrativo le notti di scavo, le paure, le attese e la commozione del ritrovamento.

Le ricognizioni del corpo: perché sono state fatte

Dopo il ritrovamento, la Chiesa ha previsto nel tempo alcune ricognizioni canoniche delle spoglie di San Francesco. Si tratta di controlli seri, regolati dal diritto canonico e da precise istruzioni della Santa Sede, pensati per verificare lo stato delle reliquie e garantirne la conservazione.

Le fonti ufficiali ricordano anzitutto la prima ricognizione del 1819, a poca distanza dal ritrovamento, proprio per confermare che quel corpo fosse davvero quello di Francesco.

In epoca recente, ci sono state altre tappe importanti, l’ultima delle quali nel marzo del 2015, quando venne fatta una nuova ricognizione. Il medico incaricato ha confermato che negli ultimi decenni non ci sono stati cambiamenti significativi e che il corpo è in buona conservazione.

Queste ricognizioni non erano ostensioni: il corpo non veniva mostrato ai fedeli, ma esaminato in ambito ristretto, con criteri scientifici e spirituali insieme. L’ostensione del 2026, invece, rappresenta un passo ulteriore: per un mese, le spoglie saranno visibili alla preghiera di tutti.

L’ostensione 2026: che cosa accadrà

L’annuncio è arrivato il 4 ottobre 2025, festa di San Francesco e Patrono d’Italia: per la prima volta nella storia, il suo corpo sarà esposto alla venerazione pubblica dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, nella chiesa inferiore della Basilica, in un percorso di fede guidato dai frati.

L’ostensione è stata descritta come:

  • un evento storico per l’ottavo centenario della morte di Francesco;
  • un’esperienza di preghiera, non uno spettacolo: i pellegrini saranno accolti in piccoli gruppi, accompagnati da meditazioni e momenti liturgici;
  • un segno di inclusione, con percorsi pensati anche per persone con disabilità motorie e visive;
  • un invito alla conversione, in un tempo forte come la Quaresima, davanti al corpo di un uomo che ha vissuto il Vangelo fino in fondo.

I numeri delle prenotazioni già parlano da soli: in pochi giorni si è superata la soglia delle 150.000 richieste da tutto il mondo. Un segno concreto che Francesco continua ad attirare cuori di ogni lingua e paese.

“Non è un po’ troppo?” Domande e obiezioni

È comprensibile che molti fedeli si pongano qualche domanda:

  • Non rischiamo di trasformare Francesco in un “oggetto di devozione” troppo materiale?
  • Non basta il Vangelo, senza dover vedere i resti di un corpo?
  • Non si corre il pericolo di una curiosità morbosa, più che di una vera fede?

Sono interrogativi seri. Proprio per questo è importante ricordare alcuni punti fondamentali della tradizione cattolica.

Venerazione, non adorazione

La Chiesa distingue con chiarezza tra adorazione, che spetta solo a Dio, e venerazione, che viene rivolta ai santi. I corpi dei santi non vengono adorati, ma venerati come segni della santità di Dio in loro.

In altre parole, onorando il corpo di Francesco, non togliamo nulla a Dio: al contrario, benediciamo il Signore per ciò che ha compiuto in lui.

Il valore delle reliquie

La venerazione delle reliquie nasce dalla memoria delle tombe dei martiri e dei santi: attraverso ciò che resta del loro passaggio sulla terra, i fedeli si sentono in comunione con la loro vita, con il loro esempio e con la loro intercessione.

Perché proprio ora?

L’ostensione del 2026 arriva dopo un lungo cammino di studio e custodia delle spoglie e nel contesto del Centenario, che chiede alla Chiesa di tornare all’essenza del messaggio francescano.

Non si tratta, dunque, di “esibire un corpo”, ma di offrire ai fedeli un segno forte in un tempo in cui abbiamo bisogno di testimoni credibili, più che di discorsi.

Come vivere spiritualmente questa ostensione

  • In silenzio: mettersi in modalità “ascolto”, più che in modalità “turistica”.
  • Con gratitudine: il corpo di Francesco è ciò che resta di una vita completamente donata.
  • Con disponibilità alla conversione: la domanda non è “com’è il corpo?”, ma “cosa dice oggi alla mia vita?”.
  • In comunione con tutta la Chiesa: ogni pellegrino porterà con sé il proprio vissuto, le proprie ferite e le proprie speranze.

Dal libro all’incontro davanti alla sua tomba

Come molti di voi sanno, da alcuni anni porto nel cuore la storia di Francesco e, nel mio libro “Francesco d’Assisi: L’uomo che volle cambiare il mondo”, racconto in modo semplice gli avvenimenti legati:

  • alla sua morte e alla scelta del luogo della sepoltura;
  • alla costruzione della Basilica sul Colle dell’Inferno;
  • alle concitate fasi della ricerca del suo corpo, fino alla notte del 12 dicembre 1818.

Per me non sarà solo un viaggio ad Assisi, ma un ritorno alle sorgenti di tante pagine che ho scritto con emozione. Sarò nella città di Francesco dal 16 al 19 marzo 2026 e porterò con me le intenzioni e le domande di chi, come me, sente che Francesco non è un personaggio lontano, ma un fratello vivo.

Se lo desideri, il mio libro è disponibile all’acquisto (online e in libreria) e può essere una buona preparazione per comprendere meglio il contesto storico e spirituale del ritrovamento del corpo e della costruzione della Basilica.

Conclusione

Esporre le spoglie di Francesco non significa soffermarsi sulla morte, ma riconoscere che la sua vita continua a parlare ancora oggi. Il suo corpo consumato ci ricorda che la santità non è un concetto astratto, ma un cammino concreto, attraversato da fatiche, ferite e scelte difficili, tutte orientate però a un’unica direzione: la salvezza per mezzo di Dio.

Nel tempo confuso che stiamo vivendo, questo mese di ostensione potrebbe essere per molti un’occasione per rimettere a fuoco l’essenziale: Dio è capace di fare meraviglie nella vita di chi si fida di Lui, fino alla fine.

E forse, davanti a quella tomba, ci accorgeremo che non siamo noi ad “andare a vedere Francesco”, ma è lui che, ancora una volta, viene incontro a noi.

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