L’Eremo delle carceri: il silenzio che abbracciò Francesco

L’Eremo delle Carceri: il silenzio che abbracciò Francesco | Scoprire Assisi

Uno dei luoghi in cui il silenzio non è assenza, ma presenza viva, che riempie, parla e consola, è senza dubbio l’Eremo delle Carceri, incastonato tra i lecci del Monte Subasio, a circa 800 metri di altitudine, poco sopra Assisi.

Francesco vi si rifugiava spesso, insieme ad alcuni fratelli, per pregare in solitudine, lontano dai clamori del mondo e anche dalle prime folle che iniziavano a cercarlo. Qui il silenzio diventava un compagno fidato. Qui, più che altrove, si sentiva in comunione con Dio.

Perché “carceri”?

Il nome può trarre in inganno. “Carceri” non indica prigioni, ma deriva dal latino carceres, cioè luoghi isolati. Erano grotte dove gli eremiti si ritiravano per la penitenza e la contemplazione. Quando Francesco scoprì queste cavità naturali, vi si recava per lunghi periodi, portando con sé solo l’essenziale.

Uno dei suoi compagni, frate Leone, racconta che Francesco amava pregare da solo, ma che ogni tanto si allontanava anche dagli altri eremiti per cercare un silenzio ancora più profondo, sentendosi così parte del creato.

Luogo di fraternità e libertà

Nonostante fosse un eremo, Francesco non si chiuse mai in sé stesso. Invitava i fratelli a ritirarsi insieme, ma liberi, ognuno in una grotta diversa. «Lasciate che lo Spirito vi parli», diceva. Nessuna regola rigida, nessun programma: solo la volontà di ascoltare.

In quei momenti lontani da tutto, nascevano le intuizioni più profonde. La fraternità si nutriva di silenzio, non di parole.

Una natura che consola

Oggi, camminando lungo il sentiero che porta all’eremo, si avverte la stessa atmosfera: alberi secolari, sentieri di pietra, e quel silenzio che sembra accompagnarti passo dopo passo. Una delle grotte scavate nella roccia è ancora visibile: la grotta di Francesco, dove si ritirava per pregare da solo.

Una piccola cappella romanica, il ponte in pietra, la quercia secolare di frate Leone, il minuscolo chiostro e le celle dei frati: tutto è rimasto intatto. Non per i turisti, perché l’eremo non è un museo: è un luogo pulsante e vivo tutt’ora.

Cosa vedere oggi all’Eremo delle Carceri

Visitare l’Eremo significa entrare in punta di piedi. Si può accedere alla chiesetta di San Francesco, al corridoio scavato nella roccia e alle celle dei frati.

L’ambiente invita al raccoglimento, e spesso i visitatori scelgono di rimanere in silenzio, seduti su una panchina o su una pietra, semplicemente per ascoltare.

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